quinta-feira, 12 de agosto de 2010

A Catania per festeggiare Sant'Agata


Il porto di Catania

(di Ida Bini) - A Catania due volte l’anno, dal 3 al 6 febbraio e dal 12 al 17 agosto, si festeggia sant’Agata, protettrice della città, con una tra le più straordinarie feste religiose e folcloristiche della Sicilia, la cui bellezza le ha valso l’inserimento nella lista del beni antropologici patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco. La prima data è quella del martirio della Santa mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania nell’anno 1126 delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli nel 1040 come bottino di guerra.

Secondo un’antica leggenda popolare alla notizia del rientro delle reliquie della Santa il vescovo uscì in processione per la città a piedi scalzi e con le vesti da notte, seguito dalla popolazione che si riversò lungo le strade anch’essa in camicia e pigiama. Da allora i devoti nei giorni dei festeggiamenti indossano il “sacco”, una camicia da notte bianchissima con in testa una papalina nera, e percorrono le strade del centro fino alla fontana monumentale dedicata a sant’Agata di via Dusmet, nel sagrato del Duomo e nelle strade del centro.

E’ una festa antica quella dedicata a sant’Agata, che si rifà alla gioia spontanea di quella notte, sicuramente meno scenografica rispetto a quella di febbraio con le sfilate e le processioni ma che comunque attira ogni anno migliaia di fedeli, turisti e curiosi. Oltre alla messa in onore della Santa, nel tardo pomeriggio si svolge una breve processione con lo scrigno contenente le reliquie, che viene trasportato dalla cattedrale nelle vie adiacenti la centrale piazza del Duomo.

E’ uno dei tantissimi motivi che spingono a conoscere Catania, alle pendici dell’Etna, città scura, barocca, vulcanica: i palazzi, le piazze, le chiese, persino la fontana dell’Elefante, emblema della città, sono stati costruiti sulla lava del grande vulcano, che nel corso dei secoli ha segnato la sua storia. Bisognerebbe visitarla di sera, perché la sapiente illuminazione dei monumenti crea degli effetti scenografici sorprendenti: il Duomo, per esempio, grandiosa costruzione barocca e punto nevralgico della città, circondato da edifici settecenteschi e dalla fontana dell’elefante, costruita in pietra lavica, che sorregge un obelisco egiziano.

Da piazza del Duomo partono due artiere stradali importanti, via Etnea e via Vittorio Emanuele: lungo la prima si ammirano i palazzi nobiliari più belli della città – palazzo San Giuliano, palazzo della prefettura, la chiesa barocca dei Minoriti, villa Bellini – e sulla seconda, invece, varcata la soglia di un sobrio portale, si possono ammirare i resti di un teatro romano e un Odeon, edificio usato per le audizioni musicali. E’ il loro colore a colpire l’attenzione ed è anche quello che caratterizza quasi tutti i monumenti della città: il nero della lava e il bianco della pietra calcarea, un miscuglio cromatico unico, irripetibile.
Anche su questa via sorgono edifici barocchi di grande valore: palazzo Valle, oggi sede della fondazione Puglisi Cosentino, il museo belliniano, casa natale del musicista, palazzo Biscari, affacciato su via Dusmet, 700 stanze riccamente decorate e piene di sculture e affreschi, e non lontano al civico 8 di via Sant’Anna la casa di Giovanni Verga, trasformata in museo. Poco distante si staglia il maestoso castello Ursino, imponente, oggi sede del museo civico, anch’esso costruito in pietra scura tra il 1239 e il 1250 da Federico II.

La pietra lavica è ovunque, anche alle porte di Catania lungo il litorale ionico, la riviera dei Ciclopi, frastagliata, tormentata con forme aguzze, dove sorgono castelli neri, scuri contro il blu cobalto del mare, in cima a scogliere disegnate dal vulcano che sovrasta ogni cosa.

La prima fortezza che si vede percorrendo la riviera verso nord è l’imponente castello di Aci, conquistato dagli Arabi e dai Normanni nel 1072. Sotto si aprono Aci Castello e il suo minuscolo porto e dopo qualche chilometro Aci Trezza, cittadina resa famosa da Giuseppe Verga con il romanzo I Malavoglia. Di fronte spuntano dal mare i faraglioni neri di basalto e l’isola Lachea, nata dall’eruzione di un vulcano sottomarino, noti anche come gli scogli dei Ciclopi, che secondo Omero vennero scagliati dal gigante Polifemo accecato contro la nave di Ulisse.

Oggi Aci Trezza non è più quella de I Malavoglia, né quella immortalata da Luchino Visconti nel film La terra trema, ma è comunque una piacevole località balneare abbracciata dal mare, cullata dalle onde e ricoperta dai fichi d’India, dove ancora ci si commuove davanti a un tramonto o più prosaicamente ci si rimpinza di arancini o di granite alla mandorla. Lungo la strada costiera, tra agrumeti che crescono sulla pietra lavica, detta Timpa, a picco sul mare sorge Acireale, cittadina termale bizantina, poi romana e spagnola, anch’essa condizionata dal vulcano con i tanti terremoti che nei secoli la distrussero e la modellarono.
Ricca di edifici e chiese di grande importanza artistica, nasconde sul mare un piccolo gioiello: Santa Maria della Scala, un villaggio di pescatori ai piedi del gradone lavico ricco di vegetazione, dove il tempo sembra essersi fermato. Da qui si raggiungono il belvedere di Santa Caterina, che offre uno dei più bei panorami sulla costa lavica, Santa Tecla, Stazzo e Pozzillo, minuscoli villaggi marinari e termali costruiti interamente in pietra lavica, scurissima. Accompagna il viaggio lungo la costa la persistente sagoma dell’Etna, imponente, sovrastante eppure tanto affascinante. Dopo il villaggio di Riposto la costa diventa più dolce con un susseguirsi di baie e spiaggette sabbiose fino a Taormina, l’isola nel cielo, luogo diventato mito grazie a scrittori, intellettuali e artisti, stregati dal suo teatro, dalla sua atmosfera struggente, da un panorama unico e dalle sue spiagge, - Mazzarò, Lido e Isola Bella -, tra le più belle e frequentate della Sicilia.

http://www.ansa.it/

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